Una difesa efficace! – ma noi siamo in grado di difenderci?

18.01.2020, 15:00
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Una difesa efficace! – ma noi siamo in grado di difenderci?

L'epidemia di coronavirus in Cina ha mostrato in che modo lo stato e la società si sono mobilitati nella lotta contro questa pericolosa malattia. Più di centomila medici da diverse regioni della Cina si sono recati nella provincia di Hubei per prestare aiuto agli ammalati. La maggior parte delle aziende lavora giorno e notte per produrre una quantità sufficiente di mascherine sanitarie, tute protettive, occhiali e altri prodotti specifici. La messa a punto del vaccino contro il nuovo coronavirus procede serrata.

Ha colpito in tutto il mondo il caso della costruzione dell'ospedale di Huoshenshan da milleduecento posti realizzata in 10 giorni. Questo ospedale modulare è dotato di un sistema di ventilazione all'avanguardia. Ci sono reparti di terapia intensiva, di controllo delle infezioni e di diagnostica radiologica per i pazienti più gravi. Coloro nei quali la malattia si presenta in forma più lieve vengono trasferiti in centri sportivi e sale espositive riadattate per l'emergenza (così i posti letto sono aumentati fino a più di 10mila unità). La terapia richiede non meno di una settimana più 14 giorni di quarantena obbligatoria. Per ridurre al minimo il contatto e il rischio di contagio nell'ospedale vengono utilizzati dei robot per distribuire nei vari reparti pasti e medicine, stabilire le dosi per ogni malato e misurare la temperatura. In alcuni ospedali si sta sperimentando il robot della compagnia Siasun che è in grado di eseguire tamponi faringei.

Secondo i dati aggiornati della commissione nazionale per la sanità, il tasso di mortalità da infezione polmonare da coronavirus a livello nazionale è del 2,1%, di due decimi inferiore ai dati di due settimane fa. Inoltre, nelle regioni fuori dalla zone di quarantena nella provincia di Hubei, non supera lo 0,2%, ovvero il tasso della comune influenza.

Senza precedenti sono senza dubbio le misure prese dalla Cina per limitare gli spostamenti della popolazione in questa grave situazione epidemiologica. Città di milioni di abitanti sono chiuse. Le compagnie Qihoo 360 e NoSugarTech hanno creato una piattaforma sulla quale l'utente può verificare se ha viaggiato con qualche contagiato. Una speciale applicazione indica sulla mappa il luogo dove si trovano tutti i contagiati da coronavirus. Nei centri abitati, nei luoghi di lavoro, nei negozi e sui mezzi pubblici l'esercito insieme con i volontari, protetti da scafandri specifici, conduce disinfezioni programmate, anche con l'utilizzo di droni.

Secondo quanto comunicato dal Ministero delle Finanze della RPC, il governo stanzierà 15 miliardi di dollari in due tranches per la lotta alla diffusione del coronavirus. “Il ministero stanzierà le risorse per far sì che i cittadini possano permettersi diagnosi e cure”, è quanto riporta un annuncio sul sito del Ministero.

Il portavoce della RPC Xi Jinping ha sottolineato che nella lotta contro l'epidemia del nuovo coronavirus è necessario guardare al popolo e difendere a oltranza il principio secondo cui “gli interessi del popolo vengono prima di tutto”.

Nel mondo contemporaneo, schiacciato tra le superpotenze e i grandi conflitti regionali con possibili attacchi batteriologici, cimici e virali, di quali contromisure dispone l'Unione Europea? Dopo i primi tre-cinque giorni di bombardamento mediatico sulla popolazione mondiale non si può che riscontrare la totale impreparazione rispetto alle ripercussioni di questa epidemia globale. È risultato che in tutta l'Unione Europea nemmeno una farmacia aveva disponibilità di mascherine anatomiche specifiche (esaurite già al secondo-terzo giorno successivo all'apparizione sui media delle notizie sul nuovo coronavirus), né di respiratori, né di farmaci adatti, né di tute protettive specifiche o cuffie o guanti. Io stesso ho provato una di queste tute e posso testimoniare che una persona non addestrata avrà molte difficoltà a respirare. Per indossarla per lungo tempo senza problemi è necessaria una preparazione specifica. L'attuale situazione legata alla diffusione del virus in Cina ci spinge urgentemente, così come fu in Germania e in Gran Bretagna negli anni '30, a organizzare addestramenti rivolti alla popolazione civile per la propria difesa in caso di epidemie o cataclismi tecnogeni, climatici o bellici. È necessario creare depositi di abbigliamento protettivo e mezzi di difesa individuale per tutta la popolazione UE e all'occorrenza rifornire gratuitamente i cittadini. Per ognuno devono essere previste un minimo di cento maschere e cento paia di guanti, considerando che devono essere sostituiti ogni 3-4 ore. Le risorse per la realizzazione si trovano nell'enorme budget della NATO.

Una potenziale guerra biologica, inclusa la produzione massiccia, lo stoccaggio e l'utilizzo di armi chimiche è vietata dalla Convenzione sulle armi biologiche del 1972 (BWC). Nel 1997 è stata elaborata la Convenzione per il divieto della messa a punto, produzione, stoccaggio e impiego di armi chimiche e per la loro distruzione (CAC). Secondo i dati dell'Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche, in tutto il mondo è stato distrutto il 97% delle riserve. Per esempio, secondo le informazioni ufficiali, gli USA hanno eliminato circa il 90% delle proprie riserve di armi chimiche e il processo terminerà definitivamente tra il 2021 e il 2022. Il 27 settembre 2017 il presidente Putin ha riferito circa l'eliminazione totale delle armi chimiche della Federazione Russa. La Corea del Nord, l'Iran... Possiamo credere a questi annunci?

Di fatto la maggior parte dei paesi sono membri della Convenzione per la messa al bando delle armi chimiche e biologiche, ma non c'è alcun modo di sapere se ne rispettino i vincoli. Si tratta di un tema sotto strettissimo riserbo e non ci sono dati attendibili disponibili ad oggi. Che garanzie ci sono che in caso di disponibilità di armi batteriologiche e chimiche queste non saranno utilizzate e non si potrebbero verificare una fuga non sanzionabile o un attacco terroristico?

Come dimostra la diffusione del coronavirus, l'umanità è completamente indifesa di fronte a numerosissimi casi di contagio. I ministeri della difesa sono impegnati nel rifornire di nuovi tipi di armamenti i propri eserciti. Tuttavia non possono difendere i cittadini da un virus perché non sono disponibili i prodotti più elementari, le pasticche e le maschere!

Ho già scritto della necessità che le nazioni UE si riuniscano in un unico stato, con un'unica nazionalità, una sola lingua, un unico codice di leggi e un solo governo, l'Europa. Tale necessità è confermata dal caso del coronavirus in Cina. Il governo nazionale ha, a stretto giro, emanato un'enorme quantità di provvedimenti per la difesa dei propri cittadini. Come risolveremo la questione in Europa? Passando per 27 parlamenti?

Io sono uno dei sostenitori e anche un lobbista dell'idea della cancelliera tedesca Angela Merkel per il ripristino della vecchia idea dell'«Europa a più velocità», e lo ritengo il modo per salvare l'UE dal disfacimento. La signora Merkel è una persona molto intelligente. Nel quadro di tale idea verrà offerta la possibilità alle diverse nazioni di seguire ritmi diversi di sviluppo e integrazione. Dal mio punto di vista gli stati-chiave della nuova organizzazione dovranno essere Germania. Francia, Italia, Spagna, Austria, Svezia, Paesi Bassi e Belgio. Le potenze principali del Vecchio Mondo possono fin da ora cominciare a dare vita a un'unione ristretta in vista dello stato unico. E solo in seguito si potranno unire a loro i restanti stati. L'«Еuropa a più velocità» lavorerà secondo il principio per cui «chi vuole di più, fa di più». A cosa servono nell'Unione Europea stati come l'Estonia, la Lettonia, il Montenegro e simili? O diventano membri oppure restano ai margini. Al momento dalle nazioni dell'Europa dell'est, purtroppo, proviene prevalentemente puzzo di interferenze politiche esterne.

Le condizioni per entrare a far parte della nuova organizzazione sono il rifiuto di costituire un governo e un parlamento nazionali (è ammissibile solo l'attività di un parlamento e un governo regionale) e il riconoscimento dell'inglese come seconda lingua ufficiale.

Immaginiamo l'Europa corrispondente alla «zona euro». Sarebbe uno stato con una popolazione di circa 320 mln di persone, con un PIL di 12 trln di $ (a fronte degli USA con 19 trln e della Cina con 14). In altre parole sarebbe la potenza mondiale attualmente più grande. Per noi tedeschi e per le altre nazioni europee è facile iniziare a utilizzare l'espressione «sono europeo». Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo abbiamo già vissuto il passaggio dall'autoidentificazione «sono bavarese», «sono sassone», «sono svevo», «sono anseatico» al riconoscimento come parte di un'unica nazione e abbiamo detto con orgoglio: «Sono tedesco». Lo faremo anche adesso.

Quando tra qualche anno la Gran Bretagna percepirà il suo provincialismo, senza dubbio busserà alle porte della nazione Europa. Allora questa unione conterà già 380 milioni di persone. Quando tutti gli interessati, in accordo con le suddette condizioni e requisiti entreranno nella nuova unione, il potenziale e la popolazione dell'Europa raddoppieranno.

Alcuni tra i nostri politici e giornalisti criticano il governo cinese per aver violato i diritti dell'uomo nella lotta all'epidemia: gente senza cervello! È nella capacità di restare uniti di fronte a una minaccia nazionale che risiede la forza della società cinese. Difficile immaginare quali discussioni, come agire e che cosa fare, sorgerebbero in una situazione analoga in Europa. La politica liberale è possibile solo sotto il controllo di un'intelligenza superiore. Ma più della metà dall'attuale popolazione umana è oligofrenica e non è possibile farli integrare.

Potëmkin Aleksandr

Cofondatore del gruppo ecologico globale «club di Amburgo», Amburgo

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